Bianca, blu, a pois, monouso o lavabile, ne abbiamo di ogni tipo e di ogni colore in base all’occasione.
Sto parlando della mascherina. Un “accessorio” indispensabile per tutti ormai, al lavoro, a lezione o semplicemente per fare una passeggiata siamo sempre in sua compagnia.
Siamo diventati bravissimi, quasi esperti, a seguire perfettamente le istruzioni per il corretto utilizzo di questa nuova “amica”. Igienizziamo le mani prima di indossarla, ci assicuriamo di far aderire bene il ferretto sul naso e prestiamo attenzione a non lasciarla ovunque capiti.
A pensarci bene è a stretto contatto, ogni giorno, con la pelle del nostro viso pertanto è bene darle qualche attenzione in più.
Per esempio, conosciamo le operazioni per lavarla nel modo corretto ed evitare che si rovini?
Alcune possono essere lavate anche a 60 gradi con un comune detersivo o secondo le istruzioni del produttore, su altre invece viene indicato il numero massimo possibile di lavaggi senza ridurne l’efficacia.
Qui di seguito una guida, del Ministero della Salute, per il corretto utilizzo e lavaggio delle mascherine.
La tua mascherina ha perso la sua efficacia? Troppi lavaggi errati?
No problem! Disponibile per te la mascherina dell’Università della Basilicata, in cotone, lavabile e Made in Italy.
Si parla tanto di empowerment femminile e parità di genere, ma cosa è stato fatto finora in loro favore?
La condizione delle donne in Italia ora è molto cambiata anche grazie all’inserimento e alla partecipazione alla vita sociale e politica, seppure con limiti ancora molto evidenti. La strada per arrivare a questi primi risultati è stata lunga e difficile e caratterizzata da ostacoli e sacrifici.
Solo di recente sono state promulgate leggi che tutelano le donne dal femminicidio, dallo stalking e dalla violenza domestica, ma in ambito lavorativo non esistono ancora leggi che prevedono la parità di trattamento tra uomini e donne. Basti pensare che ancora oggi in molte realtà lavorative non esiste il divieto di licenziamento per le donne in stato di gravidanza, molte donne quindi sono costrette a scegliere tra vita professionale e vita familiare.
Sono tanti gli aspetti da considerare: a parità di mansioni, le donneguadagnano meno rispetto agli uomini, l’accesso al mondo del lavoro per le donne è prevalentemente orientato su posizioni meno prestigiose e retribuite, e solo una donna su quattro riesce a ricoprire ruolidirigenziali.
Come promuovere l’emancipazione femminile?
Raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze è uno degli obiettivi dell’Agenda 2030 che mira ad ottenere la parità di opportunità tra donne e uomini nello sviluppo economico, l’eliminazione di tutte le forme di violenza nei confronti di donne e ragazze (compresa l’abolizione dei matrimoni forzati e precoci) e l’uguaglianza di diritti a tutti i livelli di partecipazione.
Si potrebbero pensare strategie e azioni utili a sostenere le aziende che promuovono il ruolo della donna nella società a partire da istruzione, lavoro, sociale, imprenditoria. Occorrono importanti iniziative per un lavoro davvero flessibile che eviterebbe a molte donne di scegliere tra vita professionale e vita familiare.
Si sente spesso parlare di body shaming, cioè l’atto di discriminare qualcuno per l’aspetto fisico o per qualsiasi caratteristica che può essere presa di mira. In risposta a questo fenomeno sono nati diversi movimenti sociali per abolire discriminazioni di qualsiasi genere. Tanto conosciuto è il body positivity che pone l’attenzione sull’amare e accettare il proprio corpo indipendentemente da come appare.
Una nuova tendenza che in poco tempo ha riscontrato molti consensi è la Body Neutrality. Promuove l’inclusione di qualsiasi taglia, forma fisica o colori di pelle, toglie ogni canone di bellezza e non costringe ad amare per forza il proprio corpo, ma lo considera uno strumento per compiere azioni dalle più banali alle più importanti.
Per mettere in atto questo concetto bisogna cambiare la visione che abbiamo di noi stessi. A tal proposito Elizabeth Wassenaar, psichiatra e direttrice medica del Eating Recovery Center di Denver, afferma: “Bisogna immaginare la vita che si vuole senza condizionamenti esterni. Per raggiungere questo obiettivo, è fondamentale ascoltare i messaggi che il corpo trasmette ed essere riconoscente quando ti permette di compiere certe azioni. Per esempio, dopo una faticosa camminata in montagna è giusto concedersi un giorno di riposo e nutrirsi in modo tale da recuperare le energie necessarie a star bene. Così facendo, non guarderai più il tuo fisico dal punto di vista estetico ma da quello delle sue funzioni vitali”
Non esistono corpi perfetti o imperfetti, esistono persone uniche con pregi e difetti a prescindere da stereotipi e canoni di bellezza. Con la nostra campagna #ImPerfect portiamo avanti l’idea che nessun corpo è sbagliato ma ciò che conta è sentirsi a proprio agio in jeans o in abito da sera, con la felpa o in tailleur. L’importante è stare bene senza condizionamenti esterni.
La vita degli studenti universitari può sembrare difficile e complicata, tra lezioni da seguire ed esami da sostenere sembra che il tempo non basti mai.
Ma come si può ovviare il problema senza rischiare di affaticarsi e arrivare stressati all’esame con la paura di non superarlo?
Quante volte abbiamo sentito la frase “mente sana in corpo sano”? Sicuramente tantissime! Ormai tutti sappiamo quali sono i benefici che lo sport ha sul nostro copro. Dagli sportivi più appassionati di allenamenti estremi ai più pigri e pantofolai è conosciuto il concetto che fare sport vuol dire raggiungere un elevato livello di benessere fisico e mentale.
Già nell’articolo “È come andare in bicicletta” parlavamo di ciò che avviene a livello muscolare pedalando di qua e di là per sentieri, prati o piste ciclabili.
Ma quali sono i vantaggi “miracolosi” che lo sport induce alla mente e all’umore?
Diversi test, prove e studi scientifici hanno dimostrato che:
Calma e rilassa la mente
Praticare sport (soprattutto all’aperto) riduce ansia e stress perché si attivano processi neurochimici responsabili della produzione di endorfine e del buon umore. È anche un momento di svago e divertimento che aiuta la mente ad essere più serena e positiva.
Migliora le performance cognitive e l’attività intellettuale
Questo è un aspetto molto interessante soprattutto per gli studenti. Pare che la zona centrale dell’ippocampo, attiva nelle fasi di memorizzazione, è più estesa negli sportivi rispetto a chi, invece, conduce una vita sedentaria. Ne risulta, quindi, che chi fa regolarmente sport ha una maggiore memoria e una maggiore capacità di concentrazione. Interessante vero?!
Potenzia l’autostima
Lo sapevate che l’autostima è alla base del nostro benessere mentale? Ci aiuta a raggiungere gli obiettivi che ci siamo posti anche quando troviamo qualche ostacolo in più.
Aumenta i livelli di energia
L’esercizio fisico ci rende più attivi ed energici (e più simpatici). Ci aiuta a gestire i rapporti sociali e ad essere più positivi e produttivi nelle attività quotidiane e lavorative.
Beh, cosa ne pensate? Non ci resta che indossare scarpette, t-shirt e pronti, partenza, via!
È mercoledì mattina, il giorno per me più faticoso della settimana. Sono del tutto intontita e fatico a mettere a fuoco dove sono, chi sono, perché sono …
Tra i miei pochi pensieri ritorna l’ultima scena del film “A beautiful mind“, che ho guardato anche ieri sera, e con molta flemma sorseggio le ultime gocce di latte e caffè (e briciole di biscotti) dalla mia tazza preferita in bamboo.
Finalmente i miei neuroni iniziano a dare i primi segni di vita e all’improvviso uno di loro si agita molto più degli altri quasi a creare un corto circuito nella mia mente ancora offuscata. Cerco di interpretare quest’anomalia e capisco cosa vuole comunicarmi con tono di rimprovero: “non sai cosa mettere oggi!! Sbrigati, hai pochi minuti per preparati!”
Non ho ancora l’energia per alzarmi e ritornare in camera per scegliere l’outfit giusto per oggi ma mi faccio coraggio, esco dalla cucina, percorro il corridoio, arrivo vicino l’armadio: inizia la tragedia! Sfilze di “mmm quello no, mmm quella oggi no, mmm bello quel vestito ma non è adatto per andare a lezione”. Heeelp cosa indosso oggi!?
Rovistando di qua e di la sbuca fuori lei, scintillante e luminosa, la felpa dell’Unibastore! Dal colore green non ho dubbi con cosa abbinarla: leggins neri e scarpetta nera supercomoda per andare all’Unibas. Poi penso che ho anche quella di color tropical blue che potrei abbinare con un jeans, ma oggi mi sento più green del solito e procedo con la mia prima scelta.
La indosso e avverto subito il suo tepore, la sua morbidezza mi tranquillizza e mi sento bene con me stessa, sono finalmente pronta e carica per affrontare questa nuova giornata.
Il secondo film nella top list Unibastore? Dopo “A Beautiful Mind”, questa settimana abbiamo selezionato per te “La teoria del tutto”. Un altro capolavoro di celebrazione del genio umano.
Trama La teoria del tutto
La teoria del tutto, film del 2014 diretto da James Marsh, è l’adattamento cinematografico della biografia “Verso l’infinito” di Jane Wilde Hawking. Il film ripercorre la vita di Stephen Hawking – interpretato dal premio Oscar miglior attore Eddie Redmayne – celebre fisico, astrofisico e cosmologo.
Nel 1963 Stephen è un ricercatore presso l’Università di Cambridge. Nonostante sia profondamente assorbito dalla ricerca di un’equazione unificatrice che spieghi la nascita dell’universo, l’incontro con Jane Wilde, Felicity Jones, lo scuote dai suoi studi. Stephen, infatti, si innamora di lei e le chiede di accompagnarlo al ballo di primavera, dove la coppia si scambierà il primo bacio sotto le stelle. Da quella sera inizia un’intensa storia d’amore ostacolata, tuttavia, dai primi sintomi della comparsa della atrofia muscolare progressiva.
Nonostante le difficoltà quotidiane prodotte dalla sindrome, Janedecide di restare al fianco di Stephene accetta di sposarlo. Il cosmologo non perde la sua lucidità e presenta una nuova teoria sull’inizio e la fine dell’universo, suscitando l’ammirazione del mondo scientifico. Parallelamente Jane, seppur orgogliosa di suo marito, inizierà a sentirsi oppressa dalle difficoltà di crescere due figli e badare a Stephen. La situazione famigliare e la salute di lui subiranno duri colpi.
Chi era Stephen William Hawking?
Stephen William Hawking nacque
l’otto gennaio 1942 a Oxford da genitori istruiti. Mostrò una precoce
attitudine per la matematica e la scienza. Aveva un’immaginazione attiva e
adorava giocare a giochi da tavolo di sua invenzione. Da ragazzo aveva pochi
amici con i quali, però, faceva lunghe discussioni e dispute su qualsiasi
argomento, dai modellini telecomandati alla religione, dalla parapsicologia alla
fisica.
A 17 anni entrò nella scuola materna dei suoi genitori. Senza troppi sforzi si laureò con lode nella materia scelta di Scienze naturali e proseguì per Cambridge, dove avrebbe conseguito il dottorato in Cosmologia. Nel 1963 a Cambridge le accresciute difficoltà nell’uso degli arti lo spinsero a sottoporsi ad accertamenti medici. La diagnosi fu terribile: sclerosi amiotrofica laterale, malattia che provoca la disintegrazione delle cellule nervose e con essa una morte rapida. Gli vennero concessi due anni e mezzo.
Nel 1965 sposò Jane Wilde, che per venticinque anni gli fece da moglie e da infermiera, dandogli anche tre figli. Sebbene la malattia sia progredita rapidamente e duramente, ironicamente ebbe un effetto positivo sul suo lavoro. Il suo libro “The Large Scale Structure of Space-Time”, pubblicato nel 1973 in collaborazione con il collega scienziato George Ellis, prese come base la Teoria della relatività di Einstein e sviluppò teorie sulla natura dei buchi neri, l’espansione dell’universo e la relazione tra spazio e tempo. Un difficile lavoro di fisica quantistica teorica.
“Per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare. Guardate le stelle invece dei vostri piedi”
Stephen William Hawking
Non ancora trentenne Hawking fu nominato membro della Royal Society. Alla fine degli anni ’70 ricoprì la cattedra di Lucasian Professor of Mathematics a Cambridge, una posizione fondata nel 1663 e occupata solo da 16 uomini prima di lui, incluso Isaac Newton.
Alla fine degli anni ’70 Stephen William Hawking aveva bisogno di cure costanti. Il suo discorso era diventato difficile da capire, i suoi muscoli si erano atrofizzati al punto da rendere impossibile persino nutrirsi e scrivere. Un attacco di polmonite e conseguente tracheotomia, nel 1985, peggiorarono ulteriormente le sue condizioni e perse completamente la voce. Un software tecnologico vocale diede a Hawking una voce parlante, un suono robotico che diventò così strettamente identificato per lui che scelse di continuare a usarlo anche quando diventarono possibili altri suoni. Morì il 14 marzo 2018.
Libri
“Il grande disegno”
“Dal big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo”
“È come andare in biciletta”, come per dire che una volta che lo hai imparato non lo dimentichi più. Tutti conserviamo una vecchia bici in garage e, forse, sarebbe ora di ripulirla dalle ragnatele, gonfiare le gomme e rimettersi in pista.
Se non sei un accumulatore seriale e hai dato via quel vecchio mezzo, dotato di cestino anteriore e campanellino, che avevi perso l’abitudine di utilizzare, una soluzione c’è. Il web è carico di consigli d’acquisto del modello di bicicletta più adatta alle tue esigenze (e decisamente più moderno di quella di cui ti sei disfatto!).
Pensa solo alla quantità di scenari in cui potresti pedalare serenamente… in mezzo ad un prato di margherite, fra gli alberi di un monte, sulla pista ciclabile di una capitale europea. E perché non usarla per il lavoro? Vivresti il solito tragitto da una prospettiva completamente differente.
5 ragioni per andare in bicicletta
Rende felici
Lo psichiatra John Ratey, nel suo libro Spark: The Revolutionary New Science of Exercise and the Brain, racconta di pazienti che dopo un anno di “cicloterapa” erano notevolmente migliorati da gravi forme di depressione. Gli scienziati che da anni studiano i benefici della bicicletta sul nostro cervello, sono concordi: pedalare abbassa lo stress e diminuisce la depressione.
Fa bene al cuore
Andando in bici con regolarità (30 minuti al giorno) il cuore diventa più pesante e più grande, quindi riesce a contenere maggiore volume di sangue, aumenta la capillarizzazione dei muscoli e si affatica meno per compiere la sua attività. Questi fattori costituiscono un’azione protettiva per il cuore e le arterie, riducendo il rischio di ipertensione e infarto.
Aiuta il Paese
L’inattività fisica e lo smog sono tra i principali fattori associati alle morti in Europa: 500 mila ogni anno. L’utilizzo diffuso della bicicletta potrebbe essere la soluzione.
Non danneggia le articolazioni
A differenza della corsa, il ciclismo è un sport a basso impatto: pedalando non esercitiamo pressioni sulle articolazioni degli arti inferiori. Chi va in bici migliora il metabolismo muscolare a vantaggio soprattutto di glutei, cosce e polpacci. Non solo. Rafforza anche i muscoli e le ossa della zona dorsale, quindi anche la schiena ne riceve benefici.
Non è pericolosa
La bicicletta può essere pericolosa, soprattutto in città, a causa degli incidenti stradali e dell’inquinamento. Che fare? In primis, indossare un casco omolgato e della misura giusta.
Diverse ricerche sono a favore della mobilità ciclistica: i benefici che la bici regala alla salute sono superiori ai rischi degli incidenti stradali e dell’esposizione agli inquinanti atmosferici.
Venerdì sera. Cena terminata e piatti in lavastoviglie. Film? No, grazie! La sola idea di trovarti di fronte ad uno schermo straccarico di titoli ti snerva. Quale genere preferisco? Di quale umore sono? Forse questo documentario è troppo pesante e quel thriller ha una durata eccessiva e quell’attore non è da Oscar…
Unibastore lancia il focus “La pellicola del venerdì”, ci sono film che vanno visti almeno una volta!
Sdoganiamoci dalla scelta di un genere e preferiamo un racconto: la storia geniale e, spesso, eccentrica, di personaggi che hanno lasciato un segno nella matematica, nella scienza, nell’informatica, ma di cui conosciamo solo le scoperte.
Primo film nella nostra top list: A Beautiful Mind.
Trama A Beautiful Mind
Diretto da Ron Howard ed uscito nelle sale nel 2001, il film è tratto dalla biografia di Sylvia Nasar sul premio Nobel John Forbes Nash Jr, una delle menti più prolifiche del Novecento, interpretato da Russel Crowe.
Anno 1947. Benché non sia rampollo di famiglia prestigiosa, il giovane John Forbes Nash jr. viene ammesso a Princeton per la specializzazione post lauream in matematica. Del resto i convenevoli sociali non hanno alcun significato per Nash, ed anche alle lezioni non si presenta. John è ossessionato da un solo pensiero: trovare un’idea veramente originale. Una sera, mentre è in un bar con alcuni compagni, assiste al loro comportamento nei confronti di una bellissima bionda presente. Osserva gesti e modalità e, all’improvviso, sente delinearsi nella mente quell’idea che inseguiva da tempo. La sua conseguente relazione sulla teoria dei giochi, la disciplina matematica che analizza il comportamento ottimale di individui, o coalizioni, in situazioni di interazione strategica, contraddice apertamente con le teorie di Adam Smith, il padre dell’economia moderna. In seguito a questa scoperta, Nash riceve un posto di professore al MIT, ma ricava una soddisfazione ancora maggiore quando un certo William Parcher, agente segreto, lo contatta per un incarico rischioso: siamo in piena guerra fredda e a Nash viene chiesto di decodificare i codici segreti del nemico. Intanto al MIT Alicia, studentessa di fisica, riesce ad aprirgli anche la strada del cuore e dei sentimenti. I due si sposano.
La troppa tensione, la fatica, il pericolo alla fine hanno il sopravvento: Nash viene dichiarato affetto da schizofrenia. La trama prosegue fra lunghi ricoveri in ospedali e riotrni a casa…
Chi era John Forbes Nash Jr.?
Di origini medio borghesi, John Forbes Nash Jr. nacque in una piccola città della Virginia occidentale il 13 giugno 1928. Grazie al suo studio della “teoria dei giochi”, fu considerato l’astro nascente della “nuova matematica”. Poco a poco, vittima di una grave forma di schizofrenia, sprofondò in un mondo tutto suo. La malattia si palesò nel 1959 quando Nash aveva già 30 anni ed insegnava al MIT: un giorno il matematico entrò nella sala professori dell’istituto, con una copia del New York Times in mano, dicendo che l’articolo a sinistra nella prima pagina conteneva un messaggio cifrato inviato direttamente dagli alieni e che solo lui poteva decifrare. Passò diversi anni in ospedali psichiatrici, ma durante la sua assenza, la teoria dei giochi acquistò un ruolo di importanza fondamentale nei campi dell’economia e degli affari. Nel 1994, Nash aveva riacquistato il pieno controllo della sua vita e ripreso le ricerche. In quello stesso anno venne insignito del Premio Nobel per l’economia.
“Penso che la pazzia possa essere una via di fuga. Se le cose non si mettono così bene, potresti voler immaginare qualcosa di migliore”
John Nash
Premi
Premio Oscar come Miglior film a Brian Grazer e Ron Howard, Migliore regia a Ron Howard, Miglior attricenon protagonista a Jennifer Connelly e Migliore sceneggiatura non originale a Akiva Goldsman.
Che tu sia stato o meno un grande corridore in passato, in questo momento, una corsetta fuori casa ha assunto un valore aggiunto: profumo di libertà. Approfittane per fare tua questa abitudine e sarà come riscoprire il mondo a suon di passi svelti e musica alle orecchie.
Si tratta di uno sport low cost, non hai bisogno di molto! Metti su una tuta comoda e una t-shirt, scegli le sneakers giuste e non lasciare a casa il tuo smartphone-contapassi, la tua borraccia e ultima, ma non per importanza, tanta buona volontà.
Pronto? Aspetta, ti lascio qui qualche curiosità… ti saranno di motivazione quando ti chiederai: «Perché lo sto facendo?».
Libera dallo stress
I medici consigliano la corsa come risposta agli stati depressivi, di ansia e allo stress, spesso causato da un’intensa attività lavorativa o da una quotidianità frenetica.
Migliora il sonno
La corsa aumenta la produzione nel cervello di seratonina, ovvero quell’ormone che influenza il ritmo sonno-sveglia. Diversi studi hanno, infatti, dimostato il collegamento diretto fra un allenamento costante e un incremento della quantità di ore medie notturne di sonno.
Aiuta l’autostima
Praticare jogging con costanza aumenta la serotonina, ovvero quel neurotrasmettitore fondamentale per regolare l’umore. Darsi degli obiettivi e raggiungerli o notare un migloramento del proprio stato di salute e delle proprie prestazioni è un toccasana per la psiche.
Rende più longevi
La corsa, essendo un’attività aerobica, è quella più completa per quanto riguarda i benefici continui sull’apparato cardiocircolatorio. Se consideriamo che i deficit di questo apparato sono responsabili del 40% delle morti è facile capire perché, chi pratici jogging con costanza, possa vivere più a lungo!
Migliora la salute generale
Una buona routine garantisce maggior vigore all’intero corpo e genera nuovi anticorpi, oltre a prevenire numerose malattie grazie al rafforzamento del sistema immunitario. Durante l’attività sportiva si produce un particolare ormone l’irisina, che combatte il diabete. Migliora la pressione sanguigna e si abbassa il rischio di tumori. Ne trae beneficio addirittura la vista!